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- Le guerre sannitiche
Tito
Livio, dopo l’ultima guerra sannitica, la III, e la battaglia
di Aquilonia, dice: “…la nobiltà ed i superstiti
di Aquilonia si rifugiò a Boviano!” (Tito Livio – Libro
X Cap.12).
In virtù di questo i Molisani o gli storici per essi, asseriscono: “Se
i superstiti di Aquilonia si rifugiarono a Boviano, vuol dire che Aquilonia si
trova qui da no!” Certo, il ragionamento sarebbe giusto se l’Hirpinia
non avesse fatto parte del Sannio.
E giù in Molise da ogni parte del mondo, a ricercare quello che non si
potrà mai trovare perché non esiste, non c’è. Tra
questi anche il grande Salmon il quale, addirittura, dopo avere elogiato per
tutta una serie di circostanze gli Hirpini, dice: “è inutile recarsi
in Irpinia, in quanto questa provincia non aveva fiumi navigabili e montagne
che superassero i 1300 metri di altitudine! (E.T.Salmon – Il Sannio e i
Sanniti. Ediz. Einaudi). Un grande, grandissimo errore quello commesso dall’esimio
storico, tanto grande che non riusciamo a comprenderlo. Tutto ruota, così,
intorno alla III guerra sannitica, ad Aquilonia e ad una Boviano dove si rifugiarono
i superstiti di quel conflitto. Oggi, ad oltre duemila anni da quelle vicende,
per meglio analizzare i fatti nella ricerca di una possibile verità, siamo
costretti assurdamente a chiederci: quel conflitto si svolse davvero in Molise
come i testi ufficiali asseriscono, oppure in Hirpinia? Qualcuno, a dire il vero,
ha sempre avuto dei dubbi che quella guerra si fosse svolta nella regione Pentra;
ma, forse, per paura di contraddire gli accreditati o nel timore di screditarsi
di fronte a quello che oggi rappresenta il Sannio Pentro, ha sempre detto di
sì, anche se poco convinto. Ritorniamo ai fatti salienti che ci riguardano.
Durante la II guerra sannitica, Tito Livio ci narra di una Bovianum conquistata
nel 311 a.C. (Libro IX Cap. 13) Non dice di più. Egli, infatti, è sempre
molto generico. In questo caso si trattava del Sannio a Nord, quello dei Caraceni.
Quindi i Caraceni avevano una città che ripeteva il nome della capitale
Pentra. Riteniamo pertanto errato identificare la Bovianum Vetus in Pietrabbondante.
Sempre durante la II guerra sannitica, Tito Livio, con la stessa genericità,
dopo una lunga serie di battaglie ci dice che nel 305 a.C. vi fu la presa di
una seconda Bovianum, questa da identificarsi nell’attuale Boiano. (Tito
Livio – op.cit. Libro IX Cap.44). Tra la prima e la seconda conquista,
non risulta in nessun testo che i Sanniti avessero ripreso quella Bovianum. Infatti
non fu mai ripresa. La prima, come la terza, non sono altro che una ripetizione
della capitale. Cosa normale in tutti i conquistatori. Roma, nella sua conquista,
aveva occupato anche il Sannio centrale.
Durante la III guerra sannitica, Tito Livio ci dice ancora che nel 298 a.C. vi
fu la presa di un’ulteriore Bovianum (Tito Livio–Libro X Cap.12).
Da questo momento corre l’obbligo di essere sempre più precisi.
E’ storicamente accertato che il terzo conflitto ebbe inizio dal fatto
che gli Hirpini avevano occupato alcuni pascoli situati sul confine con i lucani:
il tratto che va dall’Ofanto a Monticchio. I romani, infatti, mandarono
a dire ai Sanniti di ritirare i loro eserciti dai territori lucani. I Sanniti
per tutta risposta mandarono a dire che, se Roma avesse inviato i suoi “feziali”,
questi non sarebbero ritornati vivi! Fu solo un pretesto, diremmo un “casus
bellicum” per dare inizio alle ostilità, per occupare il restante
territorio, quello degli Hirpini, ultimo baluardo a Sud all’espansionismo
romano. Questo ci riporta la storia, così è scritta, perché leggerla
in maniera diversa? Non dimentichiamoci, inoltre, che la battaglia della “Forche
caudine” fu un tentativo da parte dei romani di penetrare nel Sannio hirpino.
Tito Livio usa sempre il termine Sannio e sanniti! E allora? Perché l’Hirpinia
non era forse Sannio e gli hirpini non erano forse sanniti? Se così non
fosse, vuole dire che la storia del Sannio è una grande invenzione.
Nel 298 a.C., quando Roma decise di aprire le ostilità, Tito Livio ci
dice ancora che furono inviati sul luogo delle operazioni due consoli, Cneo Fulvio
Centumale e Lucio Cornelio Barbato. Il primo operante sul fronte sannita, il
secondo in Etruria (Tito Livio – Libro X Cap.12)
Ora, se i Sanniti avevano occupato i pascoli lucani, di quali sanniti e di quale
Sannio si trattava? Non lo diciamo, non vogliamo ulteriormente infierire su chi,
sino ad oggi, ha voluto fare apparire le cose in maniera diversa dalla realtà.
L’operazione fatta (perché è stata fatta) ha portato alla
cancellazione dalla storia del Sannio Hirpino in uno dei falsi storici più clamorosi
di tutti i tempi.
Con questo non vogliamo togliere nulla al Sannio Pentro, ci mancherebbe, chiediamo
solo che ci sia da parte di tutti una profonda riflessione: da parte dei beneventani
in quanto anch’essi una volta Hirpini e parte integrante della “storia
dimenticata”, che si limita a farli apparire nella sola battaglia delle “Forche”,
da parte degli attuali irpini, ad inserirsi meglio in una storia che non conoscevano
e che ancora non hanno assimilato bene. Salvo pochi cultori.
Tito Livio, dopo che i due consoli Barbato e Centumale furono inviati sul posto
delle operazioni, ci dice: “sempre…nel Sannio, presso Boviano, si
ebbe un combattimento del console Cneo Fulvio, con una vittoria per niente incerta,
e non molto dopo prese d’assalto Aufidena, quindi passò in Lucania
!” (Tito Livio – op.ct.Libro X Cap.12)
I molisani, da secoli, si chiedendo giustamente, come abbia fatto
il console Centumale a passare, in pochi giorni, da Bojano, estremo
limite a Sud del loro
territorio, ad Alfedena, estremo limite a Nord, poi di nuovo in Lucania. “Era
una cavalletta?!” obiettano divertiti alcuni testi. Il conto, infatti,
non torna. Come non ne tornano altri. Ecco prospettarsi l’ipotesi, sempre
più plausibile, che all’interno dell’alta valle del Calore
vi fosse una città che, per rispetto verso la capitale molisana, gli Hirpini
chiamarono Bovianum. Per confortare quella che non è solo un’ipotesi,
i due monti frontali la Celica, la sorgente del Calore, portano il nome di Sabina
e Sabinella. E siamo sempre in Irpinia!
Il console Centumale, dopo avere conquistato questa Bovianum, passò nella
zona dell’Aufidena, dell’Aufidus, dell’Ofanto, non di Alfedena;
una località, questa, posta solo ad un paio di chilometri dalla Bovianum
trattata, a ridosso della Sella di Fontigliano, poi passò in Lucania,
sponda destra dell’Aufidus nei pressi di Compsa. Adesso sì che il
conto torna. Bovianum, il territorio dell’Aufidena e quello lucano, sono
tre località poste in successione, come Tito Livio ci riferisce. Questo
avvalora ancora di più la tesi di una Bovianum posta nell’alta valle
del Calore in quanto è sempre Livio che ce lo conferma. Se Centumale passò nell’Ofanto,
vuol dire che la Bovianum trattata era posta prima. E prima c’è solo
l’alta valle del Calore.
Questa è la storia, quella vera, senza interpretazioni di parte. Tito
Livio l’ha scritta bene, siamo stati noi che abbiamo voluto tergiversarla.
Sempre Tito Livio ci informa ancora che, nel 296 a.C. furono espugnate da Decio
Mure tre città nel Sannio dove si stava combattendo: Murgantia, Romulea
e Ferentinum. Murgantia da noi vista in una della tante murge a sinistra del
torrente Carapelle in difesa di quella debole sponda che menava direttamente
in apulia; Romulea a destra del Carapelle, da tutti gli storici riconosciuta
in Bisaccia per una Sub-Romulea; Ferentinum -e qui il discorso è più complesso-
forse identificata in quella Fiorentina tra Nusco e Lioni dove durante gli scavi
per le fondazioni della locale area industriale realizzata nel post-sisma, fu
rinvenuta una necropoli successivamente distrutta per la non curanza di questa
Irpinia. Anche queste tre località hirpine saccheggiate sono poste in
rapida successione. Roma, dopo avere occupato il Sannio a Nord e quello al centro,
stava occupando il Sannio a sud, quello degli hirpino.
Nel 293 a.C., dopo il sacco di tutte le città poste in questo territorio,
ecco che abbiamo l’ultima battaglia, quella di Aquilonia, dove i Sanniti
avevano concentrato il fior fiore della loro gioventù e composto la “legione
linteata”.
L’ultima edizione della Bur su “La Storia di Roma” di Tito
Livio, al Libro X, cap. 38, pag.355, la nota n. 2 riporta una interessante versione
sulla posizione di Aquilonia. Che dice: “Città irpina al confine
con l’Apulia”. Mentre al cap. 39, trattando Cominio, la nota n. 4
recita: “Probabilmente posta tra Benevento e Lucera ”. Quindi non
siamo i soli a sostenere certe tesi, i traduttori Mario Scardola e Claudio Morescini
hanno dato la stessa interpretazione alla storia che noi abbiamo dato nel testo “HIRPINIA
Il Sannio Ritrovato”. Infatti Aquilonia, o Akudunniad, l’odierna
Lacedonia per un “mutatio Aquilonis”, è posta a confine con
la Puglia, mentre Cominio l’abbiamo localizzata in Flumeri, proprio tra
Benevento e Lucera. Inoltre questa località si trova esattamente ad un
terzo dall’accampamento sannitia, da dove si potevano vedere bene i fuochi
di Aquilonia. Ed ancora, sia Lacedonia sia Flumeri si trovano adiacenti due grosse
pianure dove potevano accamparsi oltre 100.000 soldati.
Dopo quella battaglia i due consoli Papirio e Carvilio presero “…direzioni
opposte”, dice sempre Tito Livio. “Papirio ad assalire Saepinum,
Carvilio ad assalire Velia” (Tito Livio-Libro X Cap.44-45). Anche in questo
caso il conto torna alla perfezione, in quanto Saepinum è posto a Nord
rispetto all’Aquilonia hirpina, lungo il tratturo Pescasseroli-Candela
che porta a nord; Velia invece è a sud, è Ascea, la vecchia Elea,
la patria di Parmenide. Dopo Velia, Carvilio passò ad Hercolanum, (Ercolano),
ad annientare le ultime resistenze di stampo sannita poste sulla costa cilentana.
A meno che anche Carvilio non fosse stato una cavalletta come Centumale!
Rimane adesso da identificare una delle città più potenti del Sannio,
Touxion. Della Bovianum inerente la III guerra sannitica ne abbiamo parlato,
ma ne parleremo meglio più avanti per scendere nei dettagli di quell’insediamento
che il Palmese sosteneva di avere rinvenuto nel lontano 1850, individuandolo
nella Bovianum hirpina.
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