| 2 - Origine del Sannio e dei Sanniti
Più tribù del centro Europa, tra queste alcune di stampo celtico, intorno al 2-3000 a.C., sia per ragioni climatiche che di sovrappopolazione, si spostarono verso Sud, ad iniziare dal Portogallo all’Anatolia, certamente anche lungo la dorsale appenninica, dove vennero in contatto con i popoli che vi risiedevano, tra questi gli Osci-Pelasgi, con i quali si fusero o si sovrapposero. La Sabina, centro dell’Italia che presentava condizioni climatiche e morfologiche favorevoli, fu la loro prima, grande conquista che rappresentò anche l’inizio di grandi conflitti con i popoli limitrofi, tra questi i romani. Identificati dapprincipio con il nome di Umbro-Sabelli, appresso Sanniti per una lancia corta che essi usavano in combattimento, la “samnia”, quell’insieme di più popoli adesso è un nuovo, grande popolo, in quanto condivide con altri usi, costumi e territorio. Sa che se vuole sopravvivere deve ricercarsi dei principi entro i quali identificarsi. E lo fa, se si pensi che oggi, a distanza di 4000 anni, esistono ancora popoli che per ragioni etniche o religiose sono in continuo conflitto tra di loro, senza essere capaci di darsi un’identità. Quindi quel popolo sapeva dialogare, aveva dei valori, dei principi, conosceva la diplomazia. Altro che pastori, come Tito Livio sostiene in più parti. Attraverso norme mai scritte e promulgate, neppure un capo in quanto nessuna tribù voleva sentirsi subalterna all’altra, i Sanniti si fissarono delle norme e dei principi attinti dai migliori che ognuno si portava dietro, un idioma per comprendersi, una religione per pregare, una casta sacerdotale per i riti e per i sacrifici, la sola temuta e rispettata al di sopra di ogni altra cosa. Come lingua da parlare fu scelto l’osco, già diffuso in tutto il meridione d’Italia; per la religione di certo vi furono degli accordi comuni, il rito del “Ver sacrum”, certamente pelasgio, rappresentò una maniera fortemente vistosa di apparire: gli “hirpi”, i sacerdoti, un mix tra i druidi celtici e la casta sacerdotale pelasgia; la scelta dell’animale come guida fu prettamente celtico. Assemblati sotto questi principi i Sanniti si stabilirono su tutto il territorio circostante, in particolar modo su quello a Sud. E’ l’inizio di una nuova fase storica, quella che li avrebbe portati ad essere trattati più come una leggenda che altro, per la frammentarietà delle notizie giunte a noi sino ad oggi.
Divisi
in tribù, in dipendenza del carattere dei singoli o del vecchio
ceppo, ognuna si identificò in un animale totemico che scelse
come guida: i Marsi con l’orso, i Piceni con il picchio, i Frentani
con il cervo, i Pentri con il toro, gli Hirpini, la più popolosa
e belligerante, con il lupo. Mentre le prime tre si allontanarono dal
ceppo principale pentro stabilendosi nell’attuale Marsica, sul
territorio dell’ascolano e lungo la costa adriatica che va da
Guglianese a Vasto al lago di Lesina, gli Hirpini, assieme ai Caraceni
ed ai Pentri, discesero verso Sud sino a dove, sempre secondo riti
o presagi che la storia ci tramanda, il toro dei Pentri si sedette
sulla terra degli Opici, presso l’attuale Boiano, la capitale
dell’intero Sannio probabilmente per un insieme di cose più rappresentative
rispetto alle altre tribù, o per accordi che non conosciamo.
I Caraceni invece si stabilirono a Nord dei Pentri, mentre gli Hirpini
proseguirono la loro marcia verso Sud. Poiché erano i monti
l’habitat ricercato, essi discesero il Volturano e risalirono
il Calore sino alla sua sorgente. Lungo questo insidioso percorso,
conquistarono dapprima Caudium (Montesarchio) poi Malventum, una città già potente,
che rappresentò il loro punto di riferimento. Strada facendo
attraversarono tutta la valle del Calore, sino a giungere alla sorgente
del fiume, loro meta, posta alle falde del monte Celica, all’interno
di quella che oggi è l’alta valle del Calore con i comuni
di Bagnoli, Nusco, Montella e Cassano. Questa evoluzione è storica,
non mitologica, riportata da Strabone (5.4.12), Festo (pag.436 L),
Varrone (ling. 7.12) ed altri che, come Plinio il vecchio, definisce
i Sanniti “gentes fornissimae italiane” (nat.hist 3.11.106).
Sugli hirpini, invece, è sempre Strabone che ce ne da notizia
(5.4.12) confermato da Festo (pag.93 L) |